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Marisa al convegno “Sconfini dell’educazione”

“A chi non si arrende mai , a chi viene deriso e giudicato. Ai poeti del quotidiano“ 

Questo l’incipit per descrivere , anzi per tentare di descrivere, ciò che “maestri di strada”, psicologi, professori di diritto e psichiatri hanno raccontato, attraverso gli spaccati del lavoro svolto nelle varie realtà internazionali ,con ragazzi e adolescenti “ai margini”, nel Convegno “sconfini dell’educazione”.
Ai margini delle aree ghettizzate delle nostre “civiltà agiate”, ai margini dell’illegalità, o della nostra “mente razionale” quale è il posto dell’educazione, e quindi della scuola, della famiglia, del gruppo dei pari e , e quali le condotte, anche sanitarie, agite in queste fasce d’età? Come fare a ridurre il tasso di depressione che nel 2020 è stimato in aumento nel nostro mondo, incrementando così la tendenza futura di bambino, adolecenti e adulti ad essere infelici?

Varie le risposte:
A. Quella sperimentata nel Messico è la “scuola della famiglia” poi a seguire ** (V. note esplicative a piè di pagina)
B. “ lo studio-ricerca-azione” riportato dalle aree periferiche a sud di Siviglia. ** (V. note esplicative a piè di pagina)
C. L‘intervento della Finlandia che mette in luce ”l’apprendimento informale”. **(V. note esplicative a piè di pagina)

Ragazzi Sconfinati è il bellissimo titolo della relazione riguardante i minori non accompagnati, erranti da paesi sottosviluppati, già drop-out o già in carcere. Hanno attraversato deserti, vissuto in campi di detenzione, visto o subito abusi, stupri, uccisioni. Quando vengono iscritti a scuola mostrano subito le cicatrici, ma sono motivati e gioiosi di imparare. Un universo vario, tra cui 1/4 o 1/5 sono semianalfabeti, molte le ragazze vittime di tratta. Anche quest’ultime mettono tutto il loro impegno per acquisire il titolo di terza media. “ lavorare con loro è stata un’esperienza bellissima, mi ha aiutato a riflettere, e migliorato anche il rapporto con i miei figli” sono le parole di testimonianza di Patrizia, la bidella che ha lavorato con loro. E’ il nesso “imparo e riesco” che li rende felici di frequentare la scuola , ma sono i nostri dispotismi che inficiano la loro “Agency” ( Contatto ) , facendo scattare il senso di impotenza , che nasce dal rifiutto e genera marginalità. Tre i dispositivi che vengono messi in atto: la segregazione, anche come assenza di un alloggio, ruba la capacità di agire che troviamo nei vari “campi”, l’assenza di un lavoro, visto solo come privilegio e non un donare con l’orgoglio di essere utili e la cittadinanza che definisce chi è dentro e chi è fuori. Questi ragazzi invece mantengono la passione dello studio perché hanno interiorizzati il senso di interdipendenza tra i vari membri della comunità, e questi legami li predispongono a quelli nuovi culturali e affettivi: è la loro resilienza. Quando invece rispondiamo col rifiuto facciamo emergere in loro il senso di debolezza , a cui dovremmo rispondere col termine “Matria” per significare accoglienza e relazioni, un “ateismo dei confini“ per superare gli scogli dell’orrore e sostituirli con la gioia e la vitalità.

Il dott. Guelfo Margherita, psichiatra, ha illustrato la psicologia dei gruppi , che, anche nelle esperienze descritte , partecipano come corpo e spazio all’Istituzione. La narrazione dei gruppi è complessa, il silenzio più’ che la parola che unisce un insieme di elementi interconnessi, in una modalità “ a matrioska” i cui collanti sono: il gruppo di lavoro e il gruppo in assunto di base. Questa struttura a scala , individuo, gruppi, istituzione e società contiene varie identità che si esprimono con linguaggi differenti, da quello razionale od emotivo, a quello onirico-poetico , con risvolti negativi ( separazione, lutti) o positivi( individuazione, crescita). Nella proiezione sul grande gruppo e istituzione sono contenuti i linguaggi onirico-poetico e scientifico. Come l’”occhio della mosca” dovremmo quindi conservare una visione in cui i singoli enti mantengano il proprio linguaggio e l’insieme, come sovra-sistema, costituisca una specifica identità in cui avvengono le emozioni e vengono orientati i vari accadimenti, in una sorta di organizzazione virtuosa di cui tutti possano far parte.

Infine l’esperienza di un gruppo di psicologhe di Milano e Padova con i “ragazzi ritirati”, ritirati dalla scuola, che pur amano ma di cui non si sentono degni, e dalla vita stessa, e che vivono “negli interstizi”.
Si sentono inadeguati, incapaci, impresentabili, e vengono spesso etichettati come “border o psicotici”: Questo fenomeno è in crescita e in Francia come in Giappone è allarme sociale.
Sono tre le cause : il cambiamento dei modelli educativi, con contatto soprattutto narcisisti, legato al pensiero che somministare dolore li renda fragili, che il futuro non esiste, il che li condanna ad un individualismo pazzesco, ed infine la mancanza della conoscenza dei contenuti, mattoni indispensabili per la crescita. Dipendenti da relazioni , senza rispetto da parte degli adulti dei momenti di solitudine, non diventano adulti: è lo stesso mondo degli adulti che non ne ha permesso la crescita. Cosa fare? Il futuro non puo’ essere camminare avanti a loro, ma costruire una relazione camminando a fianco, entrando nel loro mondo e aiutarli nel fare esperienze che abbiano un senso , rompendo l’isolamento con contatti con altre realtà. Non dare etichette ma capire la realtà. Il futuro sarà scritto dai singoli racconti.

“A tutti i grandi sognatori.
A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono” *

* Corrado Elia, “Don Chisciotte” da Miguel de Cervantes

Redatto da d.ssa Maria Luisa Porzio – Resp. EAS del GMAnapoli

 

**Note esplicative:

A. Quella sperimentata nel Messico è la “scuola della famiglia” in cui genitori e tutori si avvicinano alla scuola dei figli, uscendo da un sistema individualizzato per costruire “centri comunitari per lo sviluppo” in cui anche gli adulti, compreso gli insegnanti, raccontano la loro vita, condividono i loro sogni, anche passati, mettendo al centro non i problemi, ma “le cose belle vissute”per creare uno “spirito collaborativo”che finisce per educare alla condivisione, migliorando, attraverso la parola e il racconto, la divisione generazionale e il senso di responsabilità che crea adulti migliori.

B. Lo studio-ricerca-azione riportato è riferito alle aree periferiche a sud di Siviglia, attraverso lo HBSC( Health Behvior in School Aged Children) a cui hanno partecipato 40 paesi ( nel 2018 vedrà inseriti altri 5 nuovi paesi) e che risponde a temi sanitari e sociali con un campionamento di ragazzi effettuato con metodo “a grappolo” che vede rappresentato qualsiasi tipologia di ragazzo spagnolo. Lo studio ha incluso un gran numero di ragazzi di etnia gitana che vive nel Poligono Sur, la zona più depressa, con isolamento sociale, tasso di disoccupazione maggiore del 40%, alto tasso di assenteismo scolastico. Si è visto che le condotte alimentari peggiorano col crescere dell’età dagli 11 ai 18 anni( la maggior parte non fa colazione e mangia poca frutta , mentre aumenta il consumo di dolci e bibite dolci), portando ad una pandemia di sovrappeso e obesità, scarsa igiene orale e poche ore di ore di sonno anche a causa di un ozio poco costruttivo perché non strutturato (molte ore passate avanti alla TV e al computer). Le condotte devianti si espletano anche nei comportamenti aggressivi( molti riferiscono di essere di cattivo umore e avere spesso mal di testa) e in condotte sessuali , con relazioni sempre più precoci, mancanza di protezione nei rapporti e conseguenti gravidanze in età adolescenziale. Nonostante tutto il 54% dei ragazzi ha un buon adattamento, buon rendimenti scolastico e parla positivamente della propria famiglia, e questa percentuale sale al 70% se l’ambiente familiare è positivo, mentre si abbassa al 40% se non ci sono supporti di contesto adeguati , arrivando anche al 30% se manca anche l’apporto del vicinato, quartiere o insegnanti. Quindi il messaggio è anche che l’intervento di insegnanti motivati e preparati può cambiare la traiettoria di vita di questi ragazzi, e questo è ancor più rilevante se pensiamo che l’Italia è al quartultimo posto per indice di gradimento della scuola.

C. L’intervento della Finlandia mette in luce l’apprendimento informale, quello cioè che lo studente apprende in luoghi altri dalla scuola (es internet, musei etc) e che rappresenta un “esterno” rispetto ad essa. Agency è la parola che in italiano trova un significato più attinente in “Contatto”. Il primo passo è l’”apporto” che gli studenti possono dare nel lavoro a scuola, e che stimola, attraverso la partecipazione, il cambiamento. Quindi non “porre domande e aspettare risposte”, ma “creare spazi di negoziazione”, trasformando anche le aggressività in momenti creativi, rispondendo così non solo con la “regola”. Il secondo punto è portare i ragazzi fuori, ma non solo per visite guidate, dove si replica il contesto scolastico, ma chiedendo di “produrre”: ad es. fare i giornalisti, programmare con tecnici un miglioramento degli spazi di vita (es. piste ciclabili), significa entrare nella vita reale, del qui e ora, e può raggirare l’ansia spesso presente in questi ragazzi.

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